Enduring Freedom

Approfittando del fatto che con la nuova occupazione mi ritrovo parecchio tempo libero, e che durante le percorrenze in treno che devo affrontare quotidianamente, mi sono ritrovato ad occuparlo rispolverando vari libri che ho parcheggiato da anni sugli scaffali della mia cameretta.

Di recente per cui mi è passato per le mani un libro, in realtà frutto di un regalo di natale di qualche anno fa, intitolato "11 settembre. Le ragioni di chi?" che raccogli le più significative interviste di "Noam Chomsky", noto intellettuale di linguistica contemporanea Statunitense, nei mesi appena successivi alla tragedia del World Trade Center.

In effetti è un genere di lettura che normalmente non mi si addice, che fa riflettere sul significato del temine "terrorismo", delle sue reali radici, di chi realmente può spadroneggiare senza timori solo perché si trova nella posizione dominante al di la della legittimità delle azioni che compie.
Ho dunque pensato bene di sfruttare il tempo che mi è stato concesso, anche per cercare di formare un coscienza maggiormente critica, anche e soprattutto, su questi tremendi fatti di sconcertante quotidianità.

Voglio riportare dunque un breve, ma per me significativo passaggio, che mi ha fatto riflette sul quanto sia tragicamente, assurdo, profondamente ingiusto e inutilmente dispotico rispondere con la violenza alla violenza, di cui risultati, ormai a distanza di anni, sono drammaticamente davanti ai nostri occhi quotidianamente.

Ciao e alla prossima,
M@rcello;-)



"Anche se uccidessimo Bin Laden - forse ancor più se lo uccidiamo - un massacro di innocenti non farebbe altro che intensificare la sensazione di rabbia, disperazione e frustrazione già ribollente nella regione, e spingerebbe altri a seguire quella orrenda causa"

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